Anestetici digitali.

Il cellulare: un piccolo aggeggio  che più si va avanti nel tempo, più si impone con forza nella vita di ognuno di noi. Diciamocela tutta: fare a meno del cellulare oggigiorno è diventato quasi impensabile. E c’è di più: sta diventando inconcepibile anche stare lontani da messaggi, app, chat, selfie e like che incidono pesantemente sulla quotidianità delle persone.

Veniamo proiettati in un mondo virtuale che non ci nutre, non ci alimenta, non ci stimola ma ci incastra in vite troppo perfette per essere vere, contornate da metri di giudizio degni di una fittizia giuria composta da leoni da tastiera piuttosto che da persone in carne ed ossa che hanno il coraggio di dire quello che pensano.

 

Questo piccolo ed apparentemente innocuo strumento ci accompagna costantemente. Soprattutto qui in Cina è inconcepibile vivere senza di esso. Al bar, al ristorante, al cinema, in autobus, in metro, in bagno, in posta e perfino alla guida, gli occhi della maggior parte di loro (se non totalmente) sono fissi sul display.

Se poi si tratta di vivere in un luogo dove il 90% dei siti e social network viene censurato, entra così in scena la magica VPN, un sistema per la quali ci si appoggia a reti estere per accedere, così, ai siti interessati.

 

Qui, senza ricorrere necessariamente alla VPN, vivono soprattutto grazie a WeChat, un’applicazione diffusa in tutta il mondo e in continua evoluzione; dal 2013 ha fatto grandissimi progressi includendo funzionalità incredibili, rendendo Whatsapp un giochino per bambini in confronto. Che sia per un breve periodo o per anni, averla installata sul cellulare è d’obbligo, non c’è un cinese che non la usi e di conseguenza anche gli occidentali non perdono tempo, stando così al passo con loro.

 

Puoi chattare e condividere quello che vuoi con chi vuoi, fare trasferimenti di soldi da un account ad un altro, fosse vostro o di un amico, pagare qualsiasi cosa (al ristorante, dal fruttivendolo, al supermarket…) senza portarsi soldi o carte, ricaricare il telefono, usufruire di sconti., prendere la bici gratuitamente sul ciglio della strada. Per non parlare della scansione “QR code” dove il cellulare inizierà a scansionare quello che gli sta davanti!

La contaminazione digitale si è diramata talmente tanto negli ultimi anni che ha ormai raggiunto anche anziani (curiosi e smaniosi di stare al passo con i tempi) e i bambini che con questa tecnologia ci sono nati e che, anche non volendo, crescono a riso e tablet.

 

La tecnologia avanzata sembra aver migliorato notevolmente la vita di tutti, semplificandola anche sotto un certo punto di vista. Ma tutto ciò è davvero positivo o in qualche modo sta diventando controproducente? Rende il popolo schiavo, li ingloba in una bolla fatta da segnali che non posso essere colti, da messaggi che non possono essere ignorati e da email che non possono essere cestinate.

 

Una generazione di persone incapaci di concepire la propria esistenza che non contempli l’utilizzo costante di I-Phone e simili. Una generazione impossibilitata a sentirsi viva e connessa solo alla rete internet.

Per non parlare dell’effetto che si innesca nel corpo dove il sistema nervoso non si riposa, è costantemente attivo, bombardato da stimoli digitali e non prende in considerazione l’idea di “disconnettersi”.

 

Proprio in quest’era in cui tutto si sta evolvendo sempre di più, qui sta per essere approvata una proposta da parte del partito comunista: esso vorrebbe offrire una sorta di ‘voto complessivo’, basato sull’utilizzo dei dati online, a ogni cittadino. Verso il 2020, il governo implementerebbe un “Social credit system” dedito alla costruzione di una comunità, a parer loro, sincera e armoniosa.

Il principio fondamentale sarebbe quindi questo: la così ambita “fiducia” tradita in un particolare ambito, sarebbe oggetto di restrizioni e conseguenze in un altro ambito.

 

Immaginate una realtà in cui aver postato un messaggio scomodo, aver criticato apertamente qualcuno d’influente o pubblicare contenuti non approvati, diviene un ‘crimine’: quella realtà così romanzata e quasi profetizzata dalla serie TV Black Mirror assomiglia alla nostra.

Allora forse bisogna chiedersi cosa realmente vorremmo e cosa è davvero di valore per loro, per noi.

 

Cosa nutre l’anima? Quali sono le reali passioni che motivano l’uomo?

Cosa ci fa davvero bene?

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