La plastica: un vero e proprio nemico del mondo.

Quando l’abbiamo inventata circa 50 anni fa, la plastica sembrava intelligente e furba come soluzione sotto molti punti di vista; dagli imballaggi per gli alimenti alle confezioni dei giocattoli, ai sacchetti. Non c’è una cosa che non abbia, in minima parte, un pezzo di plastica incorporato.

Con il passare degli anni ci siamo accorti però che la plastica non è per niente facile da smaltire andando così, inevitabilmente, a riversarsi nel mare distruggendo l’ambiente marino e l’habitat naturale degli animali ritrovatosi a morire, a loro volta, soffocati dalla plastica.

Prendere delle precauzioni è l’alternativa più sensata. Ridurre drasticamente l’utilizzo della plastica se non cercare di bandirlo completamente; a tal proposito se ne sta occupando anche la Commissione Europea che ha deciso di rivedere la direttiva sulle acque potabili così da migliorare gli standard qualitativi e ridurre nettamente il consumo dell’acqua in bottiglia. Non a caso solo in Italia, ogni anno, beviamo circa 208 litri di acqua in bottiglia: i primi consumatori in Europa e i secondi al mondo dopo il Messico.

Un altro modo per contribuire alla riduzione della plastica è partecipare attivamente nel processo come evitare di buttare per terra, in ogni luogo visitato, cannucce, bottiglie, incarti di cibo e oggettistica varia.

Tuttavia rimane un altro processo altamente utile: il riciclo.

 

A tal proposito, in Malesia, a 20 minuti da Kuala Lumpur, nel distretto di Seri Kembangan si trovano Chia Wei e suo marito Jason. Chia, verso fine maggio durante un giro in macchina con il marito, iniziò a notare quanti banner pubblicitari ci fossero in giro completamente inutilizzati ed abbandonati in seguito alle elezioni politiche del 9-10 maggio 2018.

 

Elezioni in cui dopo 60 anni di incarico da parte del Fronte Nazionale, a partire dall’Indipendenza della Malesia nel 1957, vince l’Opposizione Pakatan Harapan capeggiata dal leader Mahatir Mohamad di 92 anni, attualmente il più longevo premier al mondo. Mahatir vince battendo il conservatore Najib Razak, suo ex pupillo travolto dagli scandali. A quanto pare una bella ed ingente somma di denaro pari a 4 miliardi circa, è finita per intero su dei conti privati dello stesso Razak. Così, Mahatir, entra in scena nuovamente, dopo esser stato capo del governo della Malesia dal 1981 al 2003, anni in cui il paese è salito al vertice dell’economia asiatica, per dare una svolta. Egli ha sottratto al Fronte Nazionale, ovvero la coalizione conservatrice guidata da Razak, il consenso degli elettori malesi solitamente legati al Fronte stesso. Inoltre, sono giunti tantissimi voti nuovi, aggiunti a quelli dei sostenitori dell’Opposizione, come quelli provenienti dalle minoranze etniche e soprattutto dalla minoranza cinese che rappresenta un quarto della popolazione malese.

 

Ed è proprio grazie al sostegno e all’interesse da parte dell’Opposizione se Chia Wei ha ottenuto, tramite donazioni, tra i 2000 e i 3000 banners pubblicitari politici. Tramite la sua pagina Facebook, le chiamate e i passaparola dei suoi amici, hanno saputo del suo progetto #KitarGE14 e hanno contribuito in parte alla sua concretizzazione.

 

KitarGE14 è un progetto che si snoda in due modi: in primo luogo si ricicla tutto quel materiale di plastica che verrebbe buttato via e chissà quando smaltito. In questo modo prende piega lo sviluppo sostenibile ovvero l’incontro di quattro diverse sostenibilità, tutte correlate tra di loro: la sostenibilità ambientale, quella sociale, quella economica e la sostenibilità istituzionale. Tutto ciò avrà un grosso impatto sulla collettività malese; l’impegno è quindi di trasformare i banners in borse, in portafogli, in pochette con una forte simbologia legata al paese e al cambiamento politico in atto.

 

Non è tutto però. Chia lavora specialmente con le Comunità di Rifugiati, per lo più provenienti dall’Afghanistan, dalla Birmania e dalla Siria. Sono persone che scappano dal loro paese in cerca di una prospettiva migliore di vita; una volta catapultati in Malesia, il paese è pronto ad accoglierli ma non a garantire e a sostenere per loro in quanto non prende in considerazione il Protocollo 9051 sui diritti umani, il quale garantisce l’accoglienza e l’integrazione dei migranti.

Ciò significa che i rifugiati non sono autorizzati a lavorare legalmente qui e l’unica soluzione che si può trovare per loro è favorire uno stile di vita che li renda indipendenti da quel punto di vista affinchè non ricadano nuovamente nell’illegalità.

 

Rifugiati come Qasim, un uomo proveniente dall’Afghanistan che, con tutta la sua famiglia, è approdato qui in Malesia. Quasi da quando ha 7 anni fabbrica borse; lo fa abilmente, velocemente e scrupolosamente cura ogni singolo dettaglio.

Sfortunatamente quando è giunto qui, si è ritrovato bloccato in una situazione in cui non poteva lavorare per via della burocrazia malese. Chia lo ha conosciuto tramite la comunità dei rifugiati circa 3 anni fa e ha voluto coinvolgerlo nel suo progetto #KitarGE14.

“Ha avuto senso iniziare a collaborare con lui” – sostiene orgogliosamente Chia Wei. Dopo aver messo a punto il design delle borse insieme, grazie alla montagna di banners, Qasim ha iniziato subito a realizzare meravigliose borse, pochette, portafogli nella sua casa ad Ampang, a Kuala Lumpur.

In queste ultime settimane, con l’arrivo di alcuni rifugiati, Qasim avrà modo finalmente di non essere solo e di poter insegnare tutto ciò che sa a proposito della lavorazione delle borse. La sua intenzione è insegnare e aumentare le loro capacità così da potergli permettere di lavorare indipendentemente.

 

Chia Wei si sente molto fortunata. Tutto questo è avvenuto grazie ai numerosi interventi su Facebook, alle chiamate fatte, al passaparola tra amici. E’ riuscita anche, tramite la Sharing Economy, utilizzando piattaforme come WorkAway ad ottenere aiuto da parte di volontari che hanno contribuito a diminuire il carico di lavoro e accelerare il processo.

Dopo tanta fatica e costanza, il sito www.beranimarketplace.com è pronto e, tramite pre-ordinazione, si potranno acquistare i prodotti da ogni parte del mondo. 

Questo contribuirà alla crescita di questo progetto eco-sostenibile e donando un aiuto concreto in favore dei rifugiati, favorirà una via alternativa all’integrazione.

 

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