L’isola di Penang o Pulau Pinang in malese, è uno stato della Malesia, famoso per essere il secondo porto per importanza del paese con George Town come capitale.

Le radici della cultura malese risalgono al XV secolo quando il sultanato di Malacca si è convertito all’Islam. In epoca coloniale sono arrivati gli europei per via delle ricchezze naturali e della posizione strategica (a ovest confina con la Thailandia ed è divisa in due dal Mar Cinese Meridionale).

Prima i portoghesi, poi gli olandesi ed infine i britannici hanno reso quest’isola un punto d’incontro tra est e ovest: una vera fusione tra Oriente e Occidente.

La sua attuale caratteristica e rilevanza è quella di essere un vero esempio di integrazione e convivenza, un binomio perfetto che raggruppa persone per nazionalità, religione, tradizione e usi e costumi.

In base ai dati del censimento 2010 sulla popolazione che risiede in Malesia, il 61,3% degli abitanti pratica l'Islam, il 19,8% il buddhismo, il 9,2% il cristianesimo, il 6,3% l'induismo e l'1,3% la religione tradizionale cinese; il resto è rappresentato da altre fedi, tra animismo, religione popolare, sikhismo e altri sistemi di credenze.

Insomma, un vero e proprio mix multiculturale che qui, varia di quartiere in quartiere caratterizzando George Town.

Tutto ciò si rispecchia nelle loro quotidianità: ognuno comunica con il proprio linguaggio, ognuno ha i propri colori che riversano sui vestiti tradizionali o negli addobbi adibiti durante le feste. Ognuno ha la sua tipica musica che si sente riecheggiare nei templi fumanti d’incenso profumati. Ognuno ha il suo cibo preparato con cura e dedizione, prontamente esposto sulle bancarelle. E’ un’espressione chiara di abitudini ed esperienze personali che sono entrate a far parte di una vita quotidiana multiculturale.

 

Una quotidianità come quella di Chandra, un signore originario del sud India, del Tamil Nadu, che vive qui a Penang da quando è piccolo.

Lavorava al tempo per la nota marca di jeans Levi’s  nel settore della vendita, adesso in pensione. E’ un uomo colto e affabile con un’energia emozionale molto forte. Quando capitano questo tipo di connessioni energiche che non sono mai così “casuali”, ti portano a condividere più di quanto si possa pensare. Si aprono conversazioni che non tengono il senso del tempo, che spaziano dalla politica alla religione, ai sogni chiusi nel cassetto alle esperienze, sia quelle belle che quelle brutte, con una trasparenza e spontaneità disarmanti.

Un’accoglienza amichevole che dovrebbe essere normale e scontata e invece sorprende soprattutto di questi tempi dove “quasi” tutto nel mondo è in conflitto e completamente avvolto da sensazioni negative che vengono rimbalzate di continuo di popolazione in popolazione, creando un mix di paure e diffidenze.

Chandra spiega che grazie alla fusione di culture differenti, Penang tutt’oggi è uno dei pochi posti al mondo dove si vive in armonia. Un luogo dove camminando, si possono scorgere maestose moschee, colorati templi indiani e chiese, tutte nello stesso circondario.

 

Egli racconta divertito di come, insieme ad altri amici originari del Tamil Nadu, si riuniscono tutte le sere tranne la domenica per praticare il Sepak Takraw, il calcio tennis, conosciuto come Sipa nelle Filippine e Chinlone in Birmania.

Occupano un set dietro l’altro tra battute e scherzi, divertendosi in amicizia, tra condivisioni di the bollente e profumatissimi samosa. Sono gentili e amichevoli come Radzi, un altro giovane ragazzo che di mestiere fa lo chef e con la passione per le moto. Una passione che sfrutta per dedicarsi a fughe avventurose in sella alla sua Aprilia con il solo scopo di scoprire il suo paese e quelli confinanti.

Quando inizia a risuonare dagli altoparlanti il richiamo del Muezzin, incaricato di cantare 5 volte al giorno la preghiera islamica, proveniente dalla Moschea vicina, i ragazzi fermano immediatamente il gioco in segno di devozione e rispetto reciproco. C’è un’atmosfera delicata e armoniosa. Al termine riprendono il match allegri come non mai, tra una risata e l’altra.

 

E’ un contesto in cui sentirsi “diversi”, con una propria religione, credo e provenienza differente, viene accettato e accolto senza troppi pregiudizi.

Una diversità “multiculturale” affermata che deve essere portata alla luce chiarendo e sottolineando la possibilità di una libera e pacifica convivenza.

Tutto ciò è dovuto ad una notevole apertura mentale, frutto di una sana educazione, una buona capacità di ascolto e confronto ma soprattutto di una buona consapevolezza della propria cultura.

Queste componenti generano “unione”, quella stessa unione di cui racconta orgogliosamente Chandra : ”In un Paese dove vivono al suo interno moltissime etnie, differenti culture e religioni, l’elemento che li accomuna e li unisce equilibratamente, quasi senza conflitti, è la loro Lingua.”

 

Difatti, la lingua è l’espressione più diretta della cultura del popolo. E’ la chiave d’accesso ad altri paesi. Un ponte che unisce le culture permettendone una comprensione reciproca. Un ponte da percorrere per raggiungere qualsiasi altra persona dall’altra parte.

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