Scoprendo il Nord del Vietnam.

Noi continuiamo però a rimanere rapiti dagli abitanti intenti a lavorare. Sarà perché siamo influenzati dall’atmosfera di silenzio e pace che si respira in questa meravigliosa valle, ma ci sembra di notare in loro un’attenta cura nei gesti abitudinari. Potremmo rimanere qui a contemplare loro e questa valle per chissà quanto tempo, rapiti da questa magia che aleggia nell’aria e che ci ha fatto follemente innamorare ma la nostra fame di esplorazione non può essere placata e quindi dobbiamo continuare a rotolare verso Sud.

Attraversare il confine del Vietnam via terra dalla Cina e approdare quindi a Lao Cai è un qualcosa di indescrivibile. Inizi a notare tutte quelle piccole differenze a cui non avevi prestato attenzione: l’architettura, il tran tran del traffico che in Cina trovavi quasi ordinato e silenzioso, e qui lo ritrovi rumoroso e disordinato.

 

Non è questo che stiamo cercando, il nostro intento è di perderci tra le province del Vietnam del Nord tra natura sconfinata e minoranze etniche sconosciute.

I luoghi da vedere sono molti, troppi e bisognerebbe impiegare almeno un mese secondo noi concentrandosi su di essi. In più, se come noi vuoi uscire dagli itinerari turistici, in questa parte del Vietnam si possono scoprire angoli paradisiaci sperduti, lontano da tour operator e turismo di massa.

 

Dopo esserci concessi una baguette con verdura, salsiccia e salsine misteriose, decidiamo di dirigerci verso la fermata del bus locale dove, con solo 2 euro e due orette di viaggio, ci porterà alla nostra prima vera tappa di questo girovagare nel nord del Vietnam: Sa Pa.

SA PA

 

E’ una piccola città di montagna a 1500 metri d’altezza, al confine con la Cina. E’ un posto che lascia il segno nel giro di un paio d’ore.

 

Il fascino di questa località risiede nel mercato, fulcro della città, dove le donne di minoranze etniche differenti, sono intente nel loro lavoro: le vedrete impegnate a cucire gilet, cuscini, cappelli, borse e coperte ricamate con cura. Non poco distante, si trova un altro mercato, quello culinario, caratterizzato da bancarelle di verdure, frutta e da vere e proprie macellerie a cielo aperto.

 

La caratteristica principale di Sa Pa è però rappresentata dalle montagne che la circondano da cui è possibile osservare i terrazzamenti coltivati a riso. Uno scenario che ti rapisce per la sua bellezza e per i sorrisi della sua gente. Scenari esplorabili a piedi, da soli o accompagnati dalle guide locali, le stesse donne delle minoranze   etniche :per la modica cifra di 10 euro circa puoi immergerti in dei trekking meravigliosi e godere dell’ospitalità delle famiglie locali, irrinunciabili per un’esperienza del genere.

Le minoranze etniche in cui puoi imbatterti durante i trekking, ognuna con le sue usanze, abiti e idiomi differenti sono:

 

  • Hmong: la più grande minoranza etnica migrata più di 300 anni fa dal sud della Cina. I loro vestiti sono caratterizzati da cappelli e abiti molto colorati, grandi orecchini ed un pettine nei capelli che permette loro di riordinare i capelli nelle giornate di vento.

  • Red Dao: sono soliti a indossare abiti blu scuro, copricapo rossi e gonne lunghe fino al ginocchio

  • Giay: hanno un abbigliamento sobrio composto da camicie cui la tonalità del colore cambia in relazione all’età e da pantaloni indaco scuro.

Ritrovarci qui a Sa Pa è come un tuffo nel passato: zuppi d’acqua per via della costante pioggia, ci dirigiamo verso la stessa Nha Nghi (le guest-house vietnamite) di due anni fa.

Che gioia vedere che i padroni di casa ci riconoscono e, tra sorrisi e abbracci, ci mostrano la nostra camera (a soli 7 euro in due), la stessa di due anni fa! Che combinazione!

 

Niente è cambiato: gli odori, le sensazioni sono le stesse.  Felicità e allegria spazzano via la stanchezza del viaggio e, travolti dalla nostalgia, iniziamo a girare per Sa Pa.

Sicuramente il turismo ha fatto la sua parte: una moltitudine di hotel e guest-house fanno capolino tra le bettole e i mini cantieri improvvisati. Per non parlare dei ristorantini e caffetterie colme di turisti e viaggiatori che vi trovano un piacevole tepore, lontano dal freddo umido che imperversa qui. Purtroppo a causa del maltempo, anziché ricorrere alla moto, scegliamo i bus locali dove con solo 3,50 ci dirigiamo Sin Ho, la nostra prossima tappa, facendo un piccolo pit stop a Lai Chau dato che non esistono tratte dirette.

SIN HO

 

Sin Ho è un distretto nella provincia di Lai Chau distante circa 60 km. Il tempo mite permette la crescita di fiori e di frutta come pesche e pere. Ospita almeno 15 minoranze etniche come i Hmong,i Thai e i Red Dao che, durante i market,, si riuniscono per sfoggiare i loro coloratissimi abiti e stoffe da vendere e per scambiarsi amichevoli conversazioni .

 

Questa piccola comunità lontana dal turismo e dal caos si rivela autentica. L’atmosfera che si respira qui è elettrizzante e pacifica allo stesso tempo. Non c’è persona che non incroci il tuo sguardo che si perda in un saluto o in un sorriso. Soprattutto se l’intento è di perdersi tra le risaie e i villaggi tra camminate e autostop.

Intenti a distribuire caramelle a dei bambini incrociamo Pa, un agricoltore  dagli occhi magnetici e dal sorriso contagioso.

Ci invita ad accomodarci in casa sua, presentandoci con gioia la sua famiglia: le sue due figlie Quan e Mei e suo figlio di 15anni Fu.

La loro vita ruota intorno al loro orto biologico, curato con cura e amore, giorno dopo giorno riuscendo anche ad adornare gli interni e gli esterni della casa con piante di ogni genere.

Tra una chiacchiera e l’altra ed un buon the come accompagnamento, Pa ci chiede di rimanere per pranzo. Perché no? E’ una fantastica idea!

Le figlie iniziano a preparare le pietanze con le verdure colte dal loro stesso orto: zao cai (costine), lai pa (rape), noodles intinte in salsine piccanti, il tutto accompagnato da ztio, una grappa di riso buonissima. Tutto squisito e a km0: un paradiso culinario!

 

L’ospitalità delle persone vietnamite è avvolgente e disarmante, seppur non parlino una sola parola d’inglese, con i loro contagiosi sorrisi e il loro fare amichevole t’invitano a condividere momenti della loro quotidianità.

E’ proprio bello seguire il flusso degli eventi, senza pianificare ne programmare. Se ti lasci avvolgere tutto prende forma.

Su queste montagne si può trovare davvero la felicità nelle piccole cose e nei gesti di ognuno.

DIEN BIEN PHU

 

Con lo zaino in spalla, rieccoci pronti ad affrontare 6 ore sui nostri amati bus locali (3,50 euro) in direzione Dien Bien Phu.

Un tragitto tra curve e saliscendi che dona un panorama meraviglioso: le montagne spuntano timidamente in una distesa di nebbia che pare un soffice tetto di panna.

Un tetto sul mondo, incredibile ed emozionante. Il bus scanna ad una velocità inconcepibile, conosce a menadito le strade e di tanto in tanto suona il clacson a simpatiche mucche che decidono di sostare ai margini della strada per un piccolo break dopo una sana brucata nella fitta vegetazione.

Dien Bien Phu è una piccola cittadina situata sul Tay Trang, al confine del Laos. E’ un importante sito d’interesse storico per via della vittoria del Vietnam sulla Francia nel 1954.

Non è questo però che richiama la nostra attenzione bensì il mercato.

Grazie ad Andrew, un signore australiano incontrato durante il nostro girovagare per le strade, dopo un paio di botta e risposta ci rivela di come il mercato sia un ottimo luogo per conoscere i locali e che, al termine del giro, di ritornare da lui per goderci insieme un buon caffè vietnamita.

Il mercato è stravagante e multietnico, gli odori forti aleggiano nell’aria e le persone sono raggianti e amichevoli. C’è che ti chiede una foto, chi ti vuole stringere la mano, chi controllare se i tuoi tatuaggi sono veri o finti e chi salutarti e basta. La loro allegria è così contagiosa da fortificare il tuo buonumore e tra macellerie a cielo aperto e distese di verdura concludiamo il nostro giro tra abbracci che ti scaldano il cuore, raggiungendo Andrew alla caffetteria.

Qui ci perdiamo in racconti di viaggio e avvincenti dibattiti fotografici.

Come Matteo, anche Andrew è un fotografo che predilige il bianco e nero, ha 60 anni e ha iniziato a viaggiare per il mondo godendosi momenti autentici che la vita gli propone.

Le ore scorrono così velocemente mentre parliamo che si fanno gia le 18:00 e purtroppo le nostre strade si devono dividere con la speranza futura, però, di rincontrarsi in India o in Australia.

Purtroppo scopriamo che da Son La a Mai Chau non esistono bus locali diretti che ti portino li quindi decidiamo di buttarci nell’autostop: un’avventura stradale che abbiamo riscontrato in molti viaggiatori stranieri e che finalmente cogliamo l’occasione di sperimentare. Caricati gli zaini sulle nostre spalle ci dirigiamo sul bordo strade impacciati, impauriti ed emozionati.

Dopo neanche 5 minuti ecco fermarsi una Jeep.  Questo signore così carino riesce a portarci fino ad un’altra città dove, chiamando al telefono l’autista di un bus locale, ci paga il biglietto ed informa il conducente che dobbiamo scendere a Mai Chau. Rimaniamo sconcertati di fronte a questa generosità gratuita, un gesto non preventivato e non richiesto che ci fa strabuzzare gli occhi ed emozionalmente provati ci lasciamo andare tutti quanti ad un caloroso abbraccio.

 

La strada per Mai Chau è lunga, caratterizzata da curve, saliscendi ed immancabili dossi ma “Grazie” al nostro spericolato autista e ai suoi sorpassi da Action Movie, nel giro di ¾ ore ci ritroviamo nella verdeggiante e rilassante Mai Chau.

 

 

 

MAI CHAU

 

 

Mai Chau è una località a soli 200 km da Hanoi, una valle alluvionale dove vivere su piani rialzati è l’unico modo per proteggersi dalle piene. E’ immersa tra le montagne, le risaie ed è composta da villaggi di contadini e artigiani. Il miglior modo di visitarla è noleggiare una bici o una moto; in questo casa riusciamo ad accaparrarci una moto per i prossimi giorni, grazie alla preziosa negoziazione di Matteo, pratica indispensabile qui in Asia per ottenere le cose qui in Asia.

E’ grazie al giro in motorino che riusciamo perderci tra bancarelle improvvisate dove vengono esposti prodotti alimentari di vario tipo: Erbe, radici, uova, pollame vario, ecc. ecc.

Continuiamo il nostro giro immergendoci negli scenari che ci offre questa località. Le strade sterrate che attraversano le risaie sono uno dei migliori modi per ammirare questa zona, incontaminata dal turismo di massa e dalla modernità. Infatti, fermandoci a parlare con gli abitanti, prevalentemente agricoltori e allevatori, constatiamo di come vivano ancora seguendo le loro antiche tradizioni. Se non fosse per la presenza di tecnologia che si nota di tanto in tanto grazie ai piccoli negozi di telefonia, sembrerebbe di essere tornati indietro nel tempo. Lasciandoci travolgere dal corso degli eventi incappiamo anche in un matrimonio folkloristico allestito a bordo strada dove veniamo invitati ad entrare condividendo foto, strette di mano, calorosi abbracci e tanti brindisi di buon auspicio a base dell’immancabile grappa di riso, manco fossimo delle Guest Stars.

 

La sera, durante la nostra passeggiata, ci ritroviamo in giardini curati nei dettagli adibiti a set fotografici ritrovando la coppia di sposi conosciuta qualche ora prima intenti ad immortalare momenti gioiosi e significativi della loro vita.

La nostra escursione procede verso il villaggio di Phoom Choong. Le abitazioni qui sono costruite per lo più in legno e bambù, richiamando la struttura tipica delle palafitte: le attività sociali si svolgono al piano terra e nel piano rialzato si dorme e si mangia. La maggior parte di esse è dotata di orticello e piccola fattoria mentre invece altre sono costruite a ridosso di grandi bacini d’acqua, dove vengono allevati pesci, alghe e piante acquatiche.

 

Gli abitanti di questo villaggio vivono molto a contatto con gli occidentali che quasi quotidianamente si avventurano nella valle. In questo villaggio non esistono porte ne cancelli rimanendo così affascinati nell’incontrare delle tenere signore intente a realizzare splendide sciarpe coloratissime grazie all’utilizzo di antichi telai manuali. Difatti la lavorazione del cotono rappresenta tutt’oggi una delle principali produzioni artigianali della regione.  Notiamo di come i loro sorrisi e la loro ospitalità non viene mai a mancare nonostante non ci conoscano.

 

Subito dopo ci avviciniamo inconsapevolmente al villaggio di Chieng Chau dove la vivacità e la gioia sono presenze costanti. Non sono solo presenti risaie e abitazioni di contadini: sentiamo un allegro vociare e della musica e i negozietti di oggetti artigianali e i chioschi dove bere e mangiare fanno capolino lungo le strade di questo simpatico villaggio.

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