Riga: come in una fiaba

Dopo aver passato una notte accartocciati in pullman eccoci arrivati a destinazione nella la fredda Riga, zaino in  spalla e via.

 

Fortunatamente il bel tempo ci accompagna così da poterci immergere nel parco centrale dove è situato il monumento alla libertà, alto 42 metri realizzato dallo scultore Karlis Zale durante un breve periodo di indipendenza tra le guerre.

 

Lì ne approfittiamo per rifocillarci e aspettare il nostro prossimo host: George. George è un ragazzo di 30 anni che fa il programmatore, crea videogiochi e nel tempo libero suona pianoforte e batteria. È nativo di Atene ma è arrivato in Lettonia un anno fa per motivi di lavoro, dove si è ambientato molto bene, così tanto che abbiamo lasciato a lui la scelta del posto dove andare  a mangiare insieme. Il posto, ovvero un pub in  pieno stile medievale, si è rivelato un tuffo in un passato mai vissuto: nuovo ai nostri occhi ma caldo e familiare. La quantità di gente ferma ad aspettare  il tavolo non ci ha demotivato e così ne approfittiamo per prendere una birra, tra le tante opzioni, brindando alla nostra conoscenza. Trovato il posto, ordiniamo subito una zuppa ed un risotto con carne affumicata mentre George opta per delle rolatine di pollo con patate, spendendo in tutto (con tanto di due giri di birra) 20 euro in 3 !!

 

Scambiamo idee confrontiamo le situazioni attuali fra Italia e Grecia, le barriere linguistiche sono differenti ma quando arriviamo al momento di parlare di musica ecco che l’euforia prende il sopravvento! Ritornati a casa George e Matteo improvvisano una Jam session, chitarra e batteria strimpellano all’unisono facendomi compagnia. Ultimata anche la conoscenza di Stephanoes, il simpatico coniglio di George, ci ritroviamo impreparati d’innanzi a tanta gentilezza: lenzuola, coperte, cuscini, niente poteva più mancare. Ci siamo sentiti così coccolati come in una famiglia così che stremati ma felici andiamo a dormire.

Il risveglio ci pare più facile con una buona tazza di caffè e dopo 4 chiacchiere con George ci dirigiamo, lui verso il suo lavoro e noi verso il parco Esplanade. L’ambiente circostante ci ricorda che l’autunno è alle porte, milioni di foglie ormai fanno da tappeto e le chiese spuntano incorniciate da rigogliosi alberi. Qui scorgiamo una cupola dorata: è la cattedrale della natività di Cristo. Le sue cupole brillano al sole e i suoi affreschi e icone sacre la personalizzano.

 

Costruita nel 1876, quando la Lettonia faceva parte dell’impero Russo, la cattedrale fu uno degli edifici più costosi mai realizzati. Negli anni ’60 però, fu adibita a planetario con tanto di caffetteria, distruggendo così gli affreschi sul soffitto. Quando la Lettonia ottenne l’indipendenza tornò ad essere un a chiesa dalla struttura neo-bizantina. Non mancano i ritratti di varie personalità religiose, i dipinti dello Zar Nicola II e della sua famiglia: essi furono condannati a morte nel 1918 e proclamati in seguito santi (si trova sul lato meridionale del parco. L’ingresso è gratuito tutti i giorni della settimana).

 

All’uscita della chiesa la nostra passeggiata non può che continuare verso Vecriga la città vecchia o quartiere antico, un intrico di antichi palazzi, di vicoli, di piazza medievale, nato sulla riva destra del fiume Daugava. Il bello di scoprire questa città è vagare e perdersi tra queste stradine spesso pedonali. Alzando lo sguardo alle decorazioni delle case notiamo che vengono separate da una strada che divide la città vecchia in 2 parti: una più antica e l’altra più moderna. Infatti l’art nouveau qui si è espressa nello stile di moltissimi palazzi, progettati per lo più da Mikhail Eisenstein e patrimonio dell’umanità dal 1997.

La fame inizia a prendere il sopravvento così decidiamo di incamminarci verso il mercato centrale di Riga, un enorme spazio commerciale tra la città vecchia e il quartiere di Little Moscow, a due passi dalla ferrovia usata per portare merci.

Il posto è perfetto per trovare street-food a prezzi bassissimi e noi non perdiamo tempo comprandoci delle pizze con salsiccia! Il quartiere è pieno di piccole botteghe dove poter comprare oggetti tipici regionali; a tratti decadente ma rimane uno scenario ideale per nostalgici come noi che siamo alla ricerca dell’autenticità della città. Il quartiere, denominato Maskacka, durante la seconda guerra mondiale visse un periodo drammatico: venne convertito in ghetto e almeno 3000 ebrei lettoni vennero assassinati. L’aria si fa pesante e triste.

 

Voltiamo strada ed incappiamo nel Latvian Academy of Science, edificio in pieno stile sovietico dove con 5 € puoi goderti il panorama di Riga dall’alto.

Nel pomeriggio incontriamo un altro couchsurfer, Austris, un ragazzo lettone di 20 anni, aspirante programmatore che vuole dedicarci un paio di ore all’insegna della scoperta di lati poco turistici di Riga.

 

Ci racconta anche lui come la modernità ha preso il sopravvento sull’antico ma senza invaderlo totalmente: ci spiega delle realizzazioni future in campo universitario ovvero unire più università per creare un polo unico.

 

Ci porta poi a visitare il laboratorio dell’accademia d’arte della Lettonia dove gli studenti possono esprimersi in campo artistico.

 

L’ingresso è magnifico, la luce soffusa illumina abbastanza l’ambiente circostante da renderlo magico e nostalgico: ti sembra di leggere una fiaba tutta d’un fiato.

Si respira un’aria sospesa tra fiaba e realtà e se c’è un posto dove i personaggi delle favole sembrano aver trovato casa, questa deve essere sicuramente Riga.

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