SAK YANT TATTOO: Tra magia ed inchiostro sotto pelle

Uno shed in bambù ci accoglie dopo la tortuosa stradina di terra rossa e la verdeggiante vegetazione affrontata qualche istante prima.

 

Ci sono tutti: Teven Say, il maestro dei tatuaggi magici ovvero i Sak Yant e i suoi familiari. La moglie intenta a dondolare il suo bambino affinchè si addormenti, ci porge due sedie per accoglierci ed invitarci a sedere per poter parlare più tranquillamente.

 

A mani giunte li osserviamo. I loro corpi, i muscoli che delineano la loro fisicità sono tutti coperti da geometrie, frasi e rappresentazioni di divinità.

 

Uno dei suoi due studenti si avvicina a noi. Si chiama Sotun e ha iniziato ad apprendere l’arte del tatuaggio da quando aveva 20 anni. Insieme al fratello continuano a portare avanti la tradizione dei tatuaggi magici Sak Yant, in lingua Khmer, il linguaggio cambogiano.

La loro è una tradizione generazionale appresa con l’intenzione di comunicare al mondo. Un mix di bravura artistica e magia. Questi tatuaggi, dicono, proteggono dalla sfortuna e infondono incanto, amore, calma, pace, forza e coraggio.

Quel potere che arriva dal cuore, l’unico capace di infonderti forza e credenza, quella stessa credenza che è radicata dentro il tuo animo e che ti porta sulla strada dei Sak Yant.

 

Attualmente si sa ancora poco di quest’arte in Cambogia, nonostante prevalga in quasi in tutto il Sud-Est asiatico. Questo anche in parte a causa di un’ordinanza del 1920 che proibiva ai monaci di tatuare. Uno degli altri motivi e che gli ultimi praticanti vennero uccisi durante il genocidio da parte dei Khmer Rossi. Il reale e tradizionale sak cambogiano quindi è molto difficile da trovare perché chi lo pratica tende a non pubblicizzare le loro pratiche. Loro credono che tatuare non sia un gesto per tutte le persone ma indirizzate a quelle giuste a cui trasmettere la forza.

 

Un’arte radicata da centinaia e centinaia di anni che deriva addirittura dalla Cina dove si dice che sia nato tutto. Con la nascita del grandioso impero di Angkor, anche l’influenza indiana cominciò a diffondersi in Cambogia (dal I secolo d.C.) grazie al rapido sviluppo di insediamenti commerciali lungo la costa del Vietnam meridionale, una volta abitata da khmer; questi centri erano punti importantissimi per le navi che percorrevano la rotta commerciale. Uno di quei regni era chiamato Funan (dai cinesi) dove, molto probabilmente, si estendeva già sull’odierna Phnom Penh. Le poche informazioni che si hanno in proposito è che in questo periodo (dal I al VI secolo) si affermarono in Cambogia il culto delle divinità hindù Shiva e Vishnu e, allo stesso tempo, anche il buddhismo. Ecco perché gli stessi Sak Yant hanno lettere, parole e iconografie legate a queste religioni.

 

Di conseguenza, farsi tatuare comporta un serio impegno spirituale. La tradizione prevede un periodo di insegnamento sulla vita insieme al maestro. Se le regole vengono rispettate, allora il tatuaggio è saturo di potenza. Inoltre come allora, ancora oggi bisogna almeno attenersi ai cinque precetti buddisti: non uccidere, rubare, mentire, intossicare la mente e usare l’energia sessuale per nuocere.

 

Per tatuare i Sak Yant, i ragazzi utilizzano sia la macchinetta odierna che il Sak Khem

con il puntale metallico o sennò il tradizionale Sak May composto da bambù.

Chi desidera farsi tatuare deve compiere un rituale che ti porta a donare agli dei 7 tipi di frutta, 10 fiori di loto, 5 candele, un pacco d’incenso e 2,50 dollari da mettere nella frutta.

Subito dopo, sempre a mani giunte e ad occhi chiusi, bisogna esprimere 9 desideri nel pieno del silenzio davanti all’altare con 9 incensi in mano.

 

L’atmosfera è magica, l’energia che aleggia nell’aria è palpabile e rende il tutto mistico e rilassante. Una pratica lenta e meditativa, composta da singoli gesti ripetuti armoniosamente.

A seconda delle ore che verranno impiegate per imprimere il tatuaggio sulla pelle ecco concludersi la seconda parte del rituale: ci si accinge di fronte a Teven a mani giunte e, dopo essersi girati, nella posizione del loto, a occhi chiusi si assapora l’atto magico vero e proprio.

Un atto composto da un brusio di parole, quasi un canto propiziatorio e dolce contornato da benedizioni, lanci di fiori e scariche di energia lungo la schiena talmente forti da farti accapponare la pelle.

 

Se una volta chi si tatuava erano persone che andavano in guerra, oggi la gente lo fa per l’arte ma ha dimenticato come racchiudere il potere negli oggetti.

Ora tocca ad artisti come Teven Say e i suoi discepoli nutrire ciò che è rimasto nella speranza sak e farli diventare di nuovo qualcosa di rilevante.

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