1 STOP: EKATERINBURG

27 ore di transiberiana partendo da Mosca eccoci catapultati qui, aldilà degli Urali, è la prima città della Russia in Asia.

 

Durante l’era sovietica era un polo industriale e le sue molteplici fabbriche ne facevano da cornice. E’ più nota, però, come il posto in cui l’ultimo zar di Russia, Nicola II e tutta la sua famiglia sono stati uccisi per mano dei bolscevichi nel 1918.

 

Ekaterinburg è un mix tra San Pietroburgo e Mosca, con la sua area verdeggiante e l’architettura sovietica.

E’ tranquillo e piacevole, sede di diversi musei come il Centro Nazionale dell’Arte contemporanea o quello di Fine Arts.

 

Assolutamente da non perdere però è il Ganina Yama(raggiungibile con il bus 223 dalla stazione Severny Bus Station con i seguenti orari:

 

8.53,11.28,13.40,15.50/ ritorno 7.45,10.23,12.33,14.48,16.55 a soli 1 euro/90 rubli.

 

A 15 km dalla città, in questo luogo sono stati sepolti i corpi dei familiari e della servitù dei Romanov e spostati successivamente a San Pietroburgo.

Esso è diventato meta di pellegrinaggio soprattutto dopo la canonizzazione da parte della chiesa ortodossa nel 2000.

 

Le costruzioni sembrano uscite dalle favole: 7 chiese in legno sormontate da cupole d’oro. E’ a tutti gli effetti un monastero di lavoro quindi tutte le donne devono coprire il capo e le gambe con un lungo telo rosso, concesso all’ingresso del monastero.

 

La natura circonda il complesso di chiese, respiriamo un’aria intrisa di ricordi e malinconia la quale si accentua ulteriormente quando entriamo in una di queste chiese: il tempo qui dentro si è fermato, le candele illuminano le icone religiose rendendo il tutto uno scenario surreale. E’ difficile descrivere l’energia al suo interno, ti cattura e avvolge e ti lascia un segno indelebile nel cuore.

Indelebile come il tempo passato assieme a Maria e Sergei,i nostri host di Ekaterinburg, due giovani ragazzi russi entusiasti della vita che nonostante gli impegni lavorativi cercano di ritagliarsi dello spazio per intraprendere nuovi viaggi.  Lei project designer e lui impiegato in un'azienda, molto creativi e simpatici.

Cuciniamo insieme, condividiamo pensieri, ci raccontano del loro viaggio in est Europa,nei Balcani, e di come si sentano agitati ad affrontarlo. Il bello che abbiamo potuto scorgere da questa città lo dobbiamo a loro.

 

Grazie ai loro unici momenti liberi abbiamo potuto apprezzare il centro storico, ascoltare jam session da parte di ragazzini sulle rive del fiume, apprezzato cibo russo a pochi euro in un cafe studentesco e portato in un vero pub russo, dove le birre e le risate non sono mancate.

 

Inoltre ci hanno mostrato un parco degno di essere chiamato tale,gigantesco e meraviglioso, Kamenye Palatki. Scoiattoli ovunque,famiglie intente a fare picnic ed un piccolo laghetto dove poter ritagliarsi un angolo di relax. Il fatto è che non son state tanto le cose che ci hanno mostrato ma la qualità del tempo speso insieme.

 

Cercavano di comunicarci i loro pensieri seppure la difficoltà linguistica, si mostravano interessati alle diversità, amanti della vita e idealisti. E quando arriva il momento di salutarsi è sempre difficile farlo quasi quanto partire.

 

 Quell'imbarazzo da non so cosa dire misto tristezza che ti accompagna nell'attimo prima del saluto ti avvolge come una coperta e ti ritrovi impegolato a dover dire una cosa così semplice come ciao ma ne avverti comunque la pesantezza.

 

Si perché è triste salutare qualcuno a cui ti sei affezionato soprattutto se dall' inizio avevi avvertito una non so quale vibrazione positiva, una connessione. Maria e Serjey ci hanno accompagnato fino al treno, ci hanno aiutato a riporre i nostri zaini e li abbiamo visti: 4occhioni tristi che ci guardavano con il pensiero del "chissà quando li rivedremo". Tanti buoni auspici, stritolanti abbracci e sguardi pieni d'affetto reciproco lasciano lo spazio per il ritorno all'avventura in questo carro metallico.

2 STOP: IRKUTSK & LAGO BAIKAL

Irkutsk, a 6000 km ad est di Mosca, soprannominata la Parigi della Siberia, è una località graziosa dove trascorrere uno o due giorni prima di aver esplorare il Lago Baikal.

 

E’ un punto di fusione di tre diverse etnie: i Mongoli dato che ci troviamo sul confine, i Buriati discendenti delle tribù nomadi che erano i primi ed unici abitanti della zona , ed i Russi che nell’area si sono stabilizzati da pochi secoli.

 

Irkutsk è una città europea a tutti gli effetti senza però storie antiche. Vie pedonali, monumenti storici, edifici religiosi, fontane, centri commerciali.

I palazzi di fine ‘800 caratterizzano molto la città senza nulla togliere alle casette in legno arricchite da decorazioni ad intaglio sulle finestre in pieno stile siberiano. Esse sono l’anteprima di ciò che fuori città, nei paesi e nei villaggi diventa quasi la norma.

 

Il market, invece, ci ha ricordato molto il nostro mercato di Porta Palazzo a Torino: vivace e colorato, in una posizione comoda e centrale raggiungibile da tutti i mezzi pubblici (22 di Chekvon Street). Si snoda in due parti: una all’esterno, dove tenere babushke si contendono lo spazio migliore per esporre la loro merce e quello al coperto dove ogni cubicolo è letteralmente colmo di cibo, della carne, alla verdura, dalle spezie alle erbe terapeutiche ai dolci, lasciando solo un piccolo buco da cui si può intravedere il commerciante  intento alla vendita dietro questa precaria struttura.

Uscendo dalla città abbiamo attraversato alcuni paesini che non hanno nulla a che vedere con la città ed è solo allora che ti appare come un oasi in un infinito paesaggio siberiano.

 

Le strade peggiorano e le case, quelle con un bagno per come lo conosciamo noi sono veramente rarissime. Non sembra esser cambiato niente dal periodo dell’Unione Sovietica.

 

La meta di nostro maggiore interesse è il Lago Baikal, in Listvyanca, ad un’ora da Irkutsk, la quale dal 1996 viene tutelata dall’Unesco come patrimonio dell’umanità ed è considerata una delle sette meraviglie della Russia.

 

E così all’incirca con 3 euro raggiungiamo la più grande distesa d’acqua dolce del mondo, il lago più profondo della terra, 1/5 delle risorse d’acqua potabile che abbiamo. Lo spessore in inverno può raggiungere i due metri e il congelamento delle acque donano un aspetto meraviglioso.

 

Tutto ciò, purtroppo, non possiamo ammirarlo dato che siamo appena in autunno ma il soffiare del vento gelido ci ricorda che ci troviamo in Siberia.

Qui è tutto meraviglioso, fortunatamente essendo bassa stagione non troviamo molti turisti e quindi riusciamo a girarla autonomamente in tranquillità; i colori autunnali fanno capolino in questo paesino accentuandone la bellezza e noi ne siamo sempre più estasiati.

Il mercato di Irkutsk.

La nostra host, Natalie, insieme a sua figlia Rada, ci fanno apprezzare il lato più naturalistico della località.

 

Le passeggiate in mezzo ai boschi a raccogliere funghi, il creare corone di foglie intrecciandone i fili d’erba inscenando sketches divertenti, incorniciando il tutto da racconti intrisi di fantasia e amore verso il prossimo.

Natalie è un’attrice di marionette, recita ed inscena insieme ai suoi colleghi spettacoli interattivi per bambini nello splendido teatro di pupazzi e marionette Aistyonok Puppet Theatre.

Coinvolgente e brillante, riesce a sorprenderti insieme alla figlia, raccontando aneddoti di vita quotidiana che per noi possono risultare normali e antiquati ma per loro sono momenti preziosi.

 

Situazioni così radicate e antiche che ti sembrano lontane anni luce dalla nostra odierna e globalizzata.

Il teatro di marionette di Irkutsk.

3 STOP: ULAN-UDE

Ulan-Ude è una fermata significativa per chi come noi o come voi, hanno intenzione di percorrere la tratta transiberiana.

 

Capitale autonoma dei Buriati, Ulan-Ude è un luogo dove sono intrecciate tutte le culture e le ideologie del paese: dal buddismo al cristianesimo ortodosso all’ateismo scientifico che aveva sostituito nell’Urss qualsiasi tipo di religione.

 

Un quadrilatero di vie dove quella principale, la via Lenin, attraversa tutta la zona centrale collegando le due piazze principale, Piazza della Rivoluzione e Piazza dei Soviet; è proprio qui che vi fa capolino una delle opere architettoniche più originali dell’epoca sovietica: la scultura che ritrae la testa di Vladimir Lenin, la più grande al mondo!

 

Questa testa, installata nel 1970 per celebrare il 100 compleanno di Lenin, è alta circa 8 metri e pesa circa 42 tonnellate, dominando la piazza centrale di Ulan-Ude. Gli abitanti locali raccontano divertenti leggende sulla scultura. Una delle più diffuse narra che l’intenzione originaria era quella di installare una scultura a figura intera, ma durante il trasporto con l’elicottero la statua si staccò dalla fune d’acciaio precipitando al suolo. Restò solo la testa. Davvero curioso!

L’atmosfera che si respira, però, non è realmente russa e viene dimostrano dal fatto che i Buriati, la popolazione di origine mongola risiede in questa città e ,ancora, che il più grande complesso buddhista della Russia si trova proprio qui, a pochi chilometri di distanza: il tempio Ivolginsky Datsan.

 

La vita scorre tranquilla, camminando per le strade si avverte un’assoluta quiete che da maggiore conferma a ciò di cui facevamo riferimento prima.

 

Il freddo pungente inizia a farsi sentire sui nostri volti ma niente ci sconforta e riusciamo a raggiungere il central market dove ne approfittiamo per riempire lo stomaco. I prezzi sono abbordabili, la gente è amichevole e cordiale, così tanto che in panetteria ci si avvicina un ragazzo lasciandoci tra le mani un sacchetto pieno di caldi biscotti e tortine. Gli chiediamo il perché di tutto ciò ma con un sorriso ci stringe la mano, paga alla cassa e se ne va via.

 

Sbigottiti ci guardiamo intorno: tutti ci sorridono, non sembrano stupirsi, evidentemente è un loro modo di approcciarsi con gli stranieri.

E’ meraviglioso sentirsi così accolti in una terra straniera e sconosciuta, non si smette mai di stupirsi ed imparare, imparare dal prossimo, imparare a dare del tuo meglio. Imparare a vivere giorno per giorno, immaginando chissà in quale avventura inciamperai nuovamente.

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Due puntini in mezzo al mondo con una voglia matta di tracciare linee infinite all'interno di esso.

 

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