Il Turismo compulsivo.

A Pechino abbiamo deciso di andare a visitare una delle maggiori attrattive turistiche: La città proibita, un luogo ricercato costantemente da milioni di turisti e viaggiatori da ogni parte del globo.
 

Dopo un’ora di coda spesa all’entrata per il controllo zaini, ci accorgiamo di come davanti alle casse ci sia un fiume di persone intente come noi a richiedere il biglietto. Ci chiediamo se stiamo facendo la scelta giusta a pagare quasi 10 € per tutto ciò. 
Decidiamo comunque di provarci; una volta entrati ci ritroviamo catapultati in una sorta di Disneyland, dove migliaia di turisti con i cappellini tutti uguali e gli immancabili bastoni per i selfie, corrono accalcandosi così di fronte alla porta d’ingresso raffigurante Mao per concedersi uno scatto.

 

 

La fila per entrare nella Città Proibita è sconcertante, ricorda quasi una processione: si è in mezzo a queste migliaia di persone che, anziché procedere silenziosamente, urlano come dannati senza mostrare il minimo rispetto per il luogo in cui si trovano.

Una volta entrati nella città rimaniamo sconvolti. Il posto è magnifico, le antiche rovine, le opere d’arte e i manufatti delle dinastie fanno da cornice. Tutta questa bellezza però viene del tutto spazzata via dall’alto tasso di turisti. Purtroppo non riusciamo ad avvertire l’energia di questo posto e rimaniamo davvero basiti dinanzi a tutto ciò.

 

 

Questo discorso non riguarda soltanto la città Proibita di Pechino ma purtroppo tutte le maggiori attrattive turistiche del mondo che sono ridotte in questo stato.

Abbiamo preso in seria considerazione di evitarle: oltre a un notevole risparmio economico c’è anche a un risparmio emotivo che da spazio al “vivere esperienze” piuttosto che “al vedere”. 
 

 

La nostra può risultare come una scelta radicale ma preferiamo rimanere col dubbio piuttosto che rovinarci quei tanto agognati luoghi.

Nel Turismo, come in ogni circostanza, ci sono gli aspetti positivi e negativi.

Di positivo c’è che si rivitalizzano regioni povere e trasandate incrementando nuove attività lavorative che permettono di favorire l’aumento dei posti di lavoro. Inoltre, i soldi impiegati per favorire il turismo quali entrate nei musei e via dicendo, sosterrebbero iniziative all’aumento della conservazione e del restauro dell’attrattiva stessa.

 

 

Di negativo, invece, possiamo stilare purtroppo una lista. Dal sovraffollamento delle aree turistiche che porta inevitabilmente alla co-esistenza difficile tra locali e stranieri.
L’impatto ecologico, inoltre, subirebbe dei cambiamenti: inquinamento dell’aria, inquinamento delle acque di scarico, inquinamento acustico, dovuto all’ingente traffico turistico, e all’incremento dei rifiuti abbandonati e non smaltiti nelle aree turistiche.
Così facendo i paesaggi, dapprima naturalistici e incontaminati, perdono questo valore dando spazio alla costruzione di edifici invadendo così tutti gli spazi “aperti” disponibili.

 

 

Non è sbagliato fare i turisti e andare a visitare un’attrattiva. 
L’approccio che si ha, il totale non rispetto e la mancanza di tatto e di riservatezza per il luogo in cui si è si rivela sbagliato. 
Quando luoghi di culto, parchi nazionali e mausolei diventano così turistici, dovrebbero essere gli amministratori stessi a porre delle restrizioni con un numero limitato di entrate giornaliere in modo tale da cercare di preservarne l’integrità.

Ripensiamo a una bellissima frase di Tiziano Terzani che spiega nettamente che cosa significa turismo:

 

 

Il turismo consuma tutto. L’industria turistica è orribile, ha creato una mentalità da prostituzione. Si vende tutto di un luogo e delle persone che la abitano pur di far soldi. Il turista scende da un aereo con l’aria condizionata e viene prelevato da un autobus con l’aria condizionata. Si lava con un sapone che è lo stesso aroma e a Timbuktu. Viene caricato su una barchetta al largo di Benares, fa quattro foto e torna dicendo di aver visto l’India”.

 

 

Ecco, questa frase fa riflettere moltissimo.
 

 

Le aziende del turismo spingono sulle maggiori attrattive promuovendole e pubblicizzandole alla grande. Questi luoghi, giorno dopo giorno, si gonfiano di persone arrivando al punto tale da privarsi della propria essenza e fascino, consumando piano piano l’attrattiva stessa. 
 

 

I prezzi aumentano vertiginosamente per l’ingresso perché tanto c’è e ci sarà sempre qualcuno disposto a pagare, arrivando addirittura a propinare tour guidati inconcepibili.

A questo punto ci sorge una semplice domanda, siamo sicuri che le maggiori attrattive siano imperdibili e fantastiche come l’azienda del turismo ci sponsorizza continuamente?

© Copyright Matteo Maimone

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