Passeggiando tra le vie di Ipoh, tra un murales e l’altro, sorridendo e salutando i tantissimi artigiani che vivono e occupano quotidianamente il loro tempo, ci si può ritagliare un angolo di tranquillità e sentirsi come parte di una famiglia in un piccolo e grazioso cafè-restaurant: Vegan Delights.

 

Questo piccolo locale vegetariano è gestito dalla famiglia Teh: Dominic, JacqieBoon Yeong e e assistito da Shirley Tan e la sorella Momo portano avanti questo progetto tra soddisfazioni e fatiche assumendo dipendenti non udenti e/o con sindrome di Down.

 

“Ho deciso di assumere persone con disabilità perché ritengo che non siano diversi dagli altri. A proposito delle persone non udenti, ho studiato da giovane il linguaggio dei segni e aprire un posto del genere per noi è una grande realizzazione personale” dice sorridendo Jacquie.

 

Purtroppo i ragazzi che hanno disabilità mentali e fisiche trovano solo impieghi non adeguati e il più delle volte malpagati. Gli stessi gestori si vergognano ad assumerli e di conseguenza si incrementa uno stato di disagio nel soggetto disabile che va via via crescendo.

Jacqie inizia, quindi, a cercare per conto suo i dipendenti affidandosi principalmente alle scuole.  

 

Aperti oramai da 2 anni, attualmente sono 11 dipendenti a lavorare all’interno e tutti sanno fare tutto. C’è chi è più specializzato in cucina dove ognuno di loro ha un suo specifico compito: dalla pulizia delle verdure, al taglio, alla frittura, all’impiattamento.

C’è chi è più propenso al servizio clienti, occupandosi della gestione del locale con un fare solidale sempre presente.

Qui ci si sente parte di una famiglia in cui tutti si aiutano tra di loro.

Sulla parete principale sono esposte le tavole grafiche che rappresentano i singoli gesti del linguaggio del corpo, un prezioso contributo da parte di un ex dipendente del ristorante. In questo luogo ognuno ha la possibilità di tirare fuori il proprio estro creativo, accentuandone la personalità.

 

Al Vegan Delights, inoltre, si utilizza un sistema di auto-ordinazione in cui i clienti segnano i loro ordini in una lista prima di consegnarli allo staff. I clienti non si sentono mai soli nelle loro scelte e gli stessi componenti della famiglia Teh li accolgono consigliando piatti e soddisfando anche i palati più esigenti.

 

Tantissimi europei vengono a provare i nostri piatti: tedeschi, italiani, inglesi e anche tanti americani. Vogliamo pubblicizzare il locale per supportare i ragazzi, così che si sentano in grado di riuscire a far tutto nonostante la loro disabilità.” Spiega Dominic.

 

I piatti sono accurati: il cibo fresco ed elaborato emerge dal piatto e la fantasia che hanno in cucina nel creare queste ricette, grazie anche agli stimoli culinari orientali, crea un ottimo risultato.

 

E’ impossibile non sentirsi parte integrante della famiglia Teh: ci si siede, si conversa, si chiede consiglio su cosa mangiare e cosa non. Allo stesso tempo ci si scambia aneddoti personali che ti porta a condividere molto più di ciò che pensavi prima di entrare. Diventa un luogo in cui nessuno è diverso dall’altro, si è tutti sulla stessa lunghezza d’onda e questo anche grazie al fatto che per comunicare con lo staff inizi ad imparare “sul campo” il linguaggio dei segni.

 

Un linguaggio che va al di là delle barriere mentali che si costruiscono per anni. E’ una comprensione fisica ed emozionale che porta ad instaurare un legame, una vera e propria connessione tra dipendente e cliente.

Conoscere persone sorde e comunicare con loro, amplia la mente, allarga le conoscenze e si conosce una cultura sorprendente.

Comunicando con loro si viene a contatto con qualcosa di differente che inevitabilmente ti cambia dentro, ampliando la tua empatia.

 

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